68) Gardner. La teoria delle intelligenze multiple.
Howard Gardner, nato nel 1943 negli Stati Uniti da una famiglia
ebrea immigrata dalla Germania, nel suo libro Formae mentis del
1983, rileva i limiti di una concezione dell'intelligenza ridotta
a quella che si misura con i test e considera l'esistenza di
diverse competenze intellettuali o intelligenze umane che
possono combinarsi in vario modo in ogni individuo e il cui
sviluppo  influenzato dai diversi contesti culturali, i quali
tendono generalmente a privilegiare un determinato tipo di
intelligenza a scapito degli altri. Da ci deriva la necessit,
secondo Gardner, di individuare strategie educative per promuovere
lo sviluppo delle differenti potenzialit cognitive negli
individui.
H. Gardner, Formae mentis.
Una bambina trascorre un'ora con un esaminatore. Questi la
sottopone a varie domande per poter valutare la quantit di
informazioni in suo possesso (Chi ha scoperto l'America? Che cosa
fa lo stomaco?), la sua ricchezza di vocabolario (Che cosa
significa incoerente? Che cosa significa cella campanaria?), le
sue capacit aritmetiche (Se una tavoletta di cioccolato costa
trecento lire, quanto costeranno otto tavolette?), la sua capacit
di ricordare una sequenza di numeri (5, 1, 7, 4, 2, 3, 8), la sua
capacit di cogliere la somiglianza fra due elementi (gomito e
ginocchio, montagna e lago). L'esaminatore pu chiederle anche di
eseguire certi altri compiti, come, per esempio: risolvere un
labirinto, o disporre una serie di immagini in modo che
riferiscano una storia completa. Poco dopo l'esaminatore
attribuisce un punteggio a ciascuna singola risposta e perviene
infine a ottenere un singolo numero: il quoziente di intelligenza,
o QI, della bambina. Questo numero (che spesso viene detto alla
bambina) eserciter probabilmente un effetto apprezzabile sul suo
futuro, influendo sul giudizio che i suoi insegnanti si formeranno
di lei o sul modo in cui la valuteranno quando si tratter di
assegnare determinati privilegi. L'importanza assegnata a questo
numero non  del tutto fuori luogo: dopo tutto, il punteggio
assegnato attraverso un test per la valutazione dell'intelligenza
predice quale sar il livello di abilit del soggetto
nell'affrontare le materie scolastiche, anche se non ci consente
affatto di predire quali risultati il soggetto otterr invece
nella vita.
Questa situazione si ripete migliaia di volte ogni giorno, in
tutto il mondo, e di solito si attribuisce molta importanza al
singolo punteggio. E' ovvio che si usino versioni differenti del
test per soggetti di et diversa e in ambienti culturali diversi.
A volte il test viene somministrato con carta e matita anzich
attraverso una conversazione con un esaminatore. Ma le grandi
linee - un numero di domande a cui si pu rispondere in un'ora,
per ottenere una valutazione esprimibile con un solo numero -
rappresentano il modo in cui si misura l'intelligenza in tutto il
mondo.
Molti osservatori non vedono affatto di buon occhio questo stato
di cose. Nell'intelligenza dev'esserci qualcosa che non si pu
ridurre a risposte brevi a domande brevi: risposte che consentono
tutt'al pi di predire un buon rendimento scolastico; eppure, in
assenza di un modo migliore di riflettere sull'intelligenza, e di
modi pi attendibili per stimare le capacit di un individuo,
questa situazione  destinata a ripetersi universalmente per
l'immediato futuro.
Ma che cosa accadrebbe se lasciassimo briglia sciolta alla nostra
immaginazione, se considerassimo la gamma pi vasta di prestazioni
che vengono di fatto apprezzate in tutto il mondo? Consideriamo
per esempio il ragazzo dodicenne delle isole Puluwat, nelle
Caroline, che  stato scelto dai suoi anziani per diventare un
maestro navigatore. Sotto la tutela di maestri navigatori esperti,
egli imparer a combinare la conoscenza della navigazione, delle
stelle e della geografia in modo da sapersi orientare fra
centinaia di isole. Consideriamo l'iraniano quindicenne che ha
imparato a memoria l'intero Corano ed  pervenuto a padroneggiare
la lingua araba. Ora viene inviato in una citt santa a studiare
per vari anni con un ayatollah, che lo preparer a diventare un
insegnante e capo religioso. Oppure consideriamo la quattordicenne
adolescente parigina che ha imparato a programmare un computer e
sta cominciando a comporre musica con l'aiuto di un
sintetizzatore.
Un istante di riflessione ci rivela che ognuno di questi individui
sta conseguendo un alto livello di competenza in un campo
difficile e manifesta un comportamento intelligente, qualunque
definizione del termine intelligenza si adoperi, purch si tratti
di una definizione ragionevole. Dovrebbe essere per altrettanto
chiaro che i metodi di valutazione correnti delle capacit
intellettive non sono sufficientemente affinati per permettere di
valutare i potenziali o le prestazioni di un individuo nella
navigazione con le stelle, nella padronanza di una lingua
straniera o nel comporre musica con un computer. Il problema qui
consiste non tanto nella tecnica di valutazione per mezzo di test
quanto nel modo in cui noi pensiamo abitualmente all'intelletto e
alle nostre opinioni inveterate sull'intelligenza. Solo se
amplieremo e riformuleremo le nostre opinioni su che cosa si
intenda per intelletto umano, saremo in grado di escogitare modi
pi appropriati per stimarlo e modi pi efficaci per educarlo.
In tutto il mondo, molti studiosi di pedagogia stanno pervenendo a
conclusioni simili. C' molto interesse per nuovi programmi
(alcuni dei quali grandiosi) che tentano di sviluppare
l'intelligenza umana in funzione di una cultura globale, di
addestrare individui in capacit generali come la "conoscenza in
vista della previsione", per aiutarli a realizzare il loro
potenziale umano. Esperimenti interessanti, che vanno dal metodo
di Suzuki per imparare il violino al metodo LO, per apprendere le
nozioni fondamentali della programmazione dei computer, si
sforzano di ottenere prestazioni di buon livello da bambini
piccoli. Alcuni di questi esperimenti hanno avuto un chiaro
successo, mentre altri sono ancora nella fase di studi-pilota. E'
nondimeno probabilmente giusto dire che i successi, come pure gli
insuccessi, si sono verificati in assenza di un adeguato quadro di
riferimento sulle intelligenze. Senza dubbio non esiste in alcun
caso una concezione delle intelligenze che includa la gamma di
abilit che ho appena passato in rassegna. Pervenire a una tale
formulazione  l'obiettivo del presente libro.
Nei capitoli seguenti delineer una nuova teoria delle competenze
intellettuali umane. Questa teoria mette in discussione la
concezione classica dell'intelligenza che la maggior parte di noi
ha assorbito esplicitamente (dalla psicologia o da testi di
pedagogia) o implicitamente (vivendo in una cultura con una
concezione forte ma forse circoscritta dell'intelligenza). Perch
i nuovi caratteri di questa teoria possano essere identificati pi
facilmente, in queste pagine introduttive prender in
considerazione alcuni fatti della concezione tradizionale: da dove
sia derivata, perch si sia imposta, quali siano alcuni fra i
problemi pi vistosi che rimangono da risolvere. Solo allora
passer a considerare le caratteristiche della teoria revisionista
che sto proponendo qui.
Per molto pi di duemila anni, almeno a partire dall'avvento della
citt-stato greca, un certo insieme di idee ha dominato le
discussioni della condizione umana nella nostra civilt. Questo
insieme di idee insiste sull'esistenza e l'importanza di poteri
mentali: capacit che sono state variamente chiamate razionalit,
intelligenza o manifestazioni della mente. La ricerca senza fine
di un'essenza dell'umanit ci ha condotti, con apparente
ineluttabilit, a concentrare il nostro interesse sulla ricerca
del sapere che  cos tipica della nostra specie cosicch sono
state particolarmente apprezzate le capacit che hanno parte nella
conoscenza.
[...].
Oggi possono essere maturi i tempi per una qualche chiarificazione
sulla struttura della competenza intellettuale umana. Nella
fattispecie, non abbiamo n un singolo progresso scientifico
clamoroso n la scoperta di un grave errore di logica ma piuttosto
il confluire di una grande quantit di materiali provenienti da
una variet di fonti. Una tale confluenza, che  andata
preparandosi con forza sempre maggiore nel corso degli ultimi
decenni, sembra essere riconosciuta (almeno in una sorta di
visione periferica) da coloro che sono interessati alla cognizione
umana. Solo di rado per, se pure  accaduto, le linee di
convergenza sono state messe a fuoco direttamente ed esaminate
sistematicamente in un'unica sede; e senza dubbio non ne  stato
messo a parte il pubblico pi vasto. Un tale confronto e
comparazione  il duplice intento di questo libro.
Nei capitoli che seguono sosterr che esistono prove convincenti a
conferma dell'esistenza di varie competenze intellettive umane
relativamente autonome, che indicher in seguito in modo conciso
come "intelligenze umane". Queste sono le forammo mentis del
titolo del libro. L'esatta natura ed estensione di ciascuna
"forma" intellettiva non  stata finora spiegata in modo
soddisfacente, n  stato fissato il numero preciso di
intelligenze. Mi sembra per sempre pi difficile contestare la
convinzione che esistano almeno alcune intelligenze che queste
siano relativamente indipendenti l'una dall'altra e che possano
essere plasmate e combinate da individui e culture in una variet
di modi adattivi.
Gli sforzi anteriori (e ce ne sono stati molti) per identificare
intelligenze indipendenti sono stati poco persuasivi, soprattutto
perch si fondavano solo su approcci parziali. "Menti" o "facolt"
separate sono state supposte esclusivamente sulla base di
un'analisi di carattere logico, o della storia delle discipline
pedagogiche, o dei risultati dei test d'intelligenza, o delle
informazioni fornite dagli studi sul cervello. Questi sforzi
solitari hanno fornito molto di rado lo stesso elenco di
competenze e hanno quindi fatto sembrare molto meno sostenibile la
tesi che esistano intelligenze multiple.
Il mio modo di procedere  del tutto diverso. Formulando la mia
tesi a favore delle intelligenze multiple, ho passato in rassegna
i materiali forniti da un ampio gruppo di fonti, che nessuno
finora aveva mai messo in relazione fra loro: studi di bambini
prodigio, di individui dotati, di pazienti con lesioni cerebrali,
di idiots savants, di bambini normali, di adulti normali, di
esperti in diversi campi e di individui appartenenti a culture
diverse. Un elenco preliminare di intelligenze candidate  stato
appoggiato (e, a mio giudizio, parzialmente convalidato) da
indicazioni convergenti provenienti da tutte queste fonti. Io mi
sono convinto dell'esistenza di ogni forma particolare di
intelligenza particolare ogni volta che si sia rivelato possibile
trovarla in relativo isolamento in popolazioni specifiche (o
assente in forma isolata in popolazioni altrimenti normali); che
essa sia stata trovata in forma altamente sviluppata in individui
specifici o in specifiche culture; e ogni volta che psicometristi,
ricercatori sperimentali e/o esperti di particolari discipline
riescono a supporre abilit elementari che, in effetti,
definiscono una tale intelligenza. L'assenza di alcuni di questi
indizi, o della loro totalit, elimina ovviamente un'intelligenza
candidata. Nella vita comune, come mostrer, queste intelligenze
cooperano tipicamente in modo armonico, e la loro autonomia pu
quindi risultare invisibile. Quando per si inforchino occhiali
appropriati, la natura peculiare di ogni intelligenza emerger con
sufficiente (e spesso sorprendente) chiarezza.
Il compito principale che mi sono posto in questo libro  quindi
quello di addurre tutti gli argomenti possibili a sostegno
dell'esistenza di intelligenze multiple (in seguito abbreviate
come "I.M."). A prescindere dal fatto che la mia argomentazione
risulti o no persuasiva, avr almeno raccolto insieme vari filoni
di conoscenza che finora erano rimasti relativamente separati.
Questo volume si propone per, in aggiunta a questo, una variet
di altri obiettivi, non del tutto sussidiari: alcuni primariamente
scientifici altri soltanto pratici.
Innanzitutto, cercher di estendere l'ambito della psicologia
cognitiva e dello sviluppo (le due aree a cui, come ricercatore,
mi sento pi vicino). L'estensione a cui miro guarda, in una
direzione, verso le radici biologiche ed evolutive della
cognizione e, nell'altra, verso variazioni culturali nella
competenza cognitiva. A mio avviso, le visite al "laboratorio"
dello scienziato del cervello e al "campo" di una cultura esotica
dovrebbero diventare parte integrante della formazione di
individui interessati alla cognizione e allo sviluppo.
In secondo luogo, desidero esaminare le implicazioni pedagogiche
di una teoria delle intelligenze multiple. A mio giudizio,
dovrebbe essere possibile identificare il profilo intellettivo di
un individuo (o le sue propensioni) gi in et molto precoce e poi
attingere a questa conoscenza per migliorare le opportunit e le
scelte pedagogiche di questa persona. Si potrebbero in questo modo
avviare gli individui dotati di talenti insoliti a programmi
speciali, cos come si potrebbero persino escogitare protesi e
speciali programmi di arricchimento per individui che
presentassero un profilo di competenze intellettuali atipico o
disfunzionale.
In terzo luogo, spero che questa ricerca possa ispirare
antropologi interessati a problemi pedagogici a sviluppare un
modello di come certe competenze intellettuali possano essere
promosse in vari ambienti culturali. Solo attraverso sforzi del
genere sar possibile determinare se le teorie dell'apprendimento
e dell'insegnamento attraversino con facilit i confini nazionali
o se debbano essere riformulate di continuo alla luce delle
particolarit di ciascuna cultura.
Infine - e questa  la sfida pi importante ma anche la pi
difficile - spero che il punto di vista che io esprimo qui possa
rivelarsi genuinamente utile ai pedagogisti e agli educatori,
preposti allo "sviluppo di altri individui". I problemi
dell'addestramento e del miglioramento dell'intelletto sono
certamente "nell'aria" su scala internazionale il World
Development Report della Banca Mondiale, il saggio del Club di
Roma sull'apprendimento in vista del futuro e il progetto
venezuelano sull'intelligenza umana sono solo tre esempi recenti
ben noti.
Troppo spesso le persone impegnate in sforzi di questo genere
hanno abbracciato teorie erronee dell'intelligenza o della
cognizione e hanno poi sostenuto programmi che hanno dato ben
pochi risultati o si sono rivelati addirittura controproducenti.
Per aiutare queste persone, ho sviluppato un sistema di
riferimento che costruendo sulla teoria delle intelligenze
multiple, possa essere applicato a qualsiasi situazione educativa.
Se il sistema di riferimento esposto in questo libro sar
adottato, esso potrebbe almeno scoraggiare gli interventi che
sembrano condannati al fallimento e incoraggiare invece quelli che
hanno concrete possibilit di successo.
Io considero lo sforzo affrontato in questo libro un contributo
alla scienza emergente della cognizione. In una misura
considerevole, sto compendiando i risultati delle ricerche di
altri studiosi, ma, in una certa misura (e intendo chiarire dove)
sto proponendo un orientamento nuovo. Una parte delle mie tesi
sono controverse, e io mi attendo che gli esperti nella scienza
cognitiva abbiano infine anche loro qualcosa da dire.
La parte seconda, il "cuore" del libro,  costituita dalla
descrizione di varie competenze intellettuali della cui esistenza
mi sento ragionevolmente certo. Ma, come si conviene a un
potenziale contributo alla scienza, passer prima in rassegna (nel
capitolo 2) gli sforzi compiuti da altri autori per caratterizzare
profili intellettuali, e poi, dopo avere esposto le prove a
sostegno della mia teoria, sottoporr (nel capitolo 11 ) tale
punto di vista a possibili critiche. Nell'ambito del mio intento
di ampliare lo studio della cognizione, in tutta la parte seconda
adotter una prospettiva biologica e interculturale e dedicher
inoltre un capitolo a s alle basi biologiche della cognizione
(capitolo 3 ) e alle variazioni culturali nell'educazione
(capitolo 13). Infine, data l'agenda "applicata" che ho appena
abbozzato, nei capitoli conclusivi del libro affronter pi
direttamente questioni concernenti l'educazione e la sua
organizzazione.
Una parola, per finire, sul titolo di questo capitolo. Come ho
indicato, l'idea di intelligenze multiple  una vecchia idea e io
non posso certo rivendicare una grande originalit per aver
tentato di richiamarla in vita ancora una volta. Usando la parola
idea intendo in ogni caso sottolineare che la nozione di
intelligenze multiple non  certo un fatto scientificamente
dimostrato: essa , al pi, un'idea che ha recuperato recentemente
il diritto di essere discussa seriamente. Tenuto conto
dell'ambizione e dell'ampiezza di questo libro,  inevitabile che
quest'idea presenti molte manchevolezze. Quel che spero di
riuscire a dimostrare  che quella delle "intelligenze multiple" 
un'idea ormai matura.
R. Fornaca-R. S. Di Pol, Dalla certezza alla complessit. La
pedagogia scientifica del Novecento,
Principato, Milano, 1993, pagine 442-448.
